mercoledì 9 febbraio 2011

stimoli..


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Affronto discorsi sul futuro. Mi sento vuota.
Corro nel blog, nel nostro blog, sapendo per certo che i generali di vent'anni mi avrebbero aiutata
Io sono ancora qui, sto correndo dietro ad un dettato di francese che invece ceh avvicinarsi sembra flutturaare sempre lì ad una certa distanza, che mi permette di sfiorarlo con i polpastrelli ma non di afferrarlo
Un po' come succede con i sogni, con tutti i miei sogni dai più banali (voglio fare la cantante) ai più "seri"(specialistica, double degree, exchange...), che a volte li sento, sono veri, sono lì... ma d'altronde chi non si è mia svegliato sudato, di soprassalto, con un sorriso, con una lacrima dopo un sogno che "ti giuro, era come se fosse vero!!!"

Cercavo qualcosa che mi aiutasse ad afferrare qualche sogno, cercavo uno stimolo, cercavo un soffio di vento che alimentasse i carboni ardenti, perchè basta quello poi il fuoco sa alimentarsi.
In questo momento tanti fuochi si sono accessi, la Tunisia, l'Egitto (piccolo inciso:Can you find Egypt?!?Merci Quentin pour la photo,and the feedback!!), tante braci che attendevano lì da anni, da generazioni..che ne pensiamo, noi, di questi fuochi?
Ne pensiamo che stiamo a parlare di Ruby talmente tanto che io ho paura che ci darà la nausea, e anche questa storia passerà via, come se "nulla" fosse, stiamo che un parlamentare dell'IDV è ora diventato il primo lacché del nostro Prime Minister, così Prime e così Minister che se non fosse per tutti i soldi che lo Stato Italiano (al quale ora mister B. vorrebbe fare causa) gli sgancia, forse neppure Gheddafi vorrebbe più vederlo.

Sono tornata a Roma dove il mio cuore è tornato a ricordare l'esperienze di quest'estate con i rifugiati politici...anche per loro nulla è cambiato, anche loro cercano stimoli. A molti sono state rifiutate le richieste, dovranno andarsene, ad alcuni invece il permesso sulla carta è stato concesso ma la situazione di tutti i giorni è la stessa di prima. Camerate da otto persone, un pasto al giorno...e sono fortunati...quattro bambini bruciati...e siamo in Italia, nella capitale.
In quest'Italia unità che vuole esserlo ma non ne è capace.
In quest'Italia, schiava di Roma, che dovrebbe avere 150 anni, ma secondo me ne ha solo 63...fondamentalmente è più giovane dei suoi politici...
Che Iddio la creò! ma dov'è Iddio ora? No sai, signor G. (Gesù o Gaber, a seconda delle preferenze) io credo che sarebbe l'ora di tornare e dirgliele due paroline perchè, sai, così altri 2000 anni non ce li facciamo!!!

Smettiamola di lamentarci, fratelli d'Italia!

Pure Assange ha promesso grandi rivelazioni su di noi..perchè noi non sappiamo dirci le cose, serve che ci sia qualcun'altro a spiegarci come siamo...
Sai cosa pensavo che sarebbe divertente, per dimostrare che nulla cambia? Pensavo a come potrebbe ricadere il sistema politico, giusto com'è successo 20 anni fa, quando noi generali stavamo solo dando un occhio al campo di battaglia.
Allora era successo per un assegno di mantenimento post divorzio non sganciato , ora potrebbe succedere per un divorziato che l'assegno l'ha sganciato, sì, ma ad una puttana...ah, segni dei tempi che cambiano...
Ah, a proposito di vent'anni: signora Lega! ora che è pure Lei a Roma, e ha visto la situazione, mi pare di capire che abbia compreso perchè a quella poltrona tutti si affezionino così tanto...non la molla più!

Lega, immigrati, Europa dell'Est...Bucarest!!!
Sono passata al blog di Lollo, e ho subito trovato un post recente: che sorpresa e che delizia poter leggere le tue parole, Lollo!! Come colpiscono nel profondo, come ti fanno sentire fortunata quando il tuo unico problema è un dettato di francese e un programma di mobilità studentesca.....forse è per questo che ci siamo zittiti, generali? troppo in attesa di vedere che fine faranno le nstre carte, le nostre application?
E la vita intanto?
La vita che mi ha mostrato Lollo è ben diversa dalla mia, da quella che vedo e conosco da sempre..
Qualche giorno fa ho fatto il mio solito "volontariato " per Intercultura, e mi sono interrogata se quello fosse davvero volontariato.. se non lo è solo aiutare chi sta male, chi è in una situazione d'emergenza, invece che ridere e escherzare in quello che in quel momento non mi sembrava altro che un club di privilegiati...
la risposta definitiva non la so. Ho pensato però che se alla fine il risultato è fare del bene nel cuore delle persone, far nascere un sorriso dopo una lacrima,allora sì, anche quello è aiutare, anceh quello serve... da qualche parte si deve pur cominciare, no?

Io comincio da qui....di stimoli penso di averne lanciati molti..qualcuno che voglia affrontarli assieme a me?
Silvia

giovedì 2 dicembre 2010

Good Luck My Baby

E' sempre stato difficile avere vent'anni e non sarà mai facile essere Italiani!!
Eppure così com'è, ingiusta e anche crudele, l'Italia io la trovo insostituibile.
Mi piace l'italia perchè mi ha fatto....


Le frasi di Biagi sull'Italia :http://www.youtube.com/watch?v=kOuL7b0PoV8

e in sottofondo ...http://www.youtube.com/watch?v=Hx34TzNIeT0
Paolo Conte che ci fa una linguaccia, ci lascia cantare e aumenta il ritmo e ti fa correre piccolo italiano! E corri anche tu, piccola italiana!!!
Via via, vieni via di qui
niente piu' ti lega a questi luoghi
...
via via neanche questo tempo grigio
...
it's wonderful, Good luck my baby
IT'S WONDERFUL!

Silvia

lunedì 22 novembre 2010

Tema: l'Italia

Oggi sono così esasperata che prendo di petto l'innominabile, e lo so che tutti gli esuli ci pensano di tanto in tanto anche se non lo dicono.
La chimera. L'Italia.

Piccola premessa per spiegarvi lo stato d'animo con cui due mesi fa mi accingevo a lasciare la patria.
Pensavo: oh là. Finalmente.
Basta coi quotidiani farneticamenti politici, basta discussioni accompagnate da “rossa routine” con parenti e amici sul paese che va a picco, basta metafore del tipo che vivere in Italia è come stare sul Titanic mentre i violinisti suonano e non ti accorgi che vai a fondo, basta messaggi domenicali a Lollo del tipo “leggiti l'editoriale di Diamanti”... Per Dio, basta con questa smania tipica italiana di scannarsi su tutto che poi non cambia niente, basta!
Ecco, basta anche ascoltare Gaber, che tanto alla fine di “Qualcuno era comunista” si piange sempre.
Basta fatalismo, basta manicheismo, basta attivismo, basta con tutti gli -ismi del meraviglioso e dannato stivale: prendiamo fiato, finalmente.
Usciamo dal microcosmo e vediamo un po' se riusciamo a diventare “europei”: ah, grandioso, Vienna capitale della Mitteleuropa! Oh capitale, investimi con tonnellate di Impero Austroungarico, Opera, Mozart, decorazioni natalizie stucchevoli, razionalità nordica, socialdemocrazia, trasparenza, Schiele, Kokotschka, vin brulè, wurstel e chi più ne ha più ne metta. Ti accolgo a braccia aperte. Non ne voglio più sapere di te, patria approssimativa che più ti amo e più ti fai odiare. Inizio la vita da Erasmus, sarò uno zero tra gli zeri, tu non c'entri niente, ti metto in stand-by per un po', guarda, smetto pure di parlare italiano. Stop.
Ecco, solo una piccola concessione ti faccio: mi porto via il tricolore, sai, in fondo non voglio dimenticarti del tutto, spero solo che non mi prendano per fascista quando me lo vedono in camera. E magari non cambio la homepage e tengo quella del Corriere. Ma basta, tutto qua. Lasciami vivere, per pietà.

Bene.
Oggi posso dirvi che mi sento molto più in Italia di due mesi fa. Perché la peso con nuovi parametri e la osservo da fuori, tutto il tempo.
Con cadenza settimanale qualcuno mi domanda ghignante: “did you vote for Berlusconi bunga-bunga?” e quel che mi assale è una specie di impotenza rabbiosa incontrollabile e lo so che non porta a niente, perché mi paralizza e mi impedisce di rispondere razionalmente. Tento allora di spiegare, e le prime conclusioni che mi vengono in mente sono sempre impersonali, “così stanno le cose”, “ce ne vuole prima che cambi”, quasi con gli occhi al cielo, e mi accorgo di essere risucchiata io stessa nel fatalismo italiano in stile Sciascia, che poi è lo stile di quasi tutti noi, e che si rispecchia nel sorrisetto di chi ho di fronte.
Allora mi impegno, spiego con calma e ci metto i nomi, i legami causa-effetto. Ma dall'altra parte c'è sempre un'incomprensione che sconfina nello scherno.
Non li biasimo. Ma ieri ne ho avuto un esempio lampante ed è stato davvero difficile. Sono andata ad una conferenza dal titolo “Democracy and the Media” a cui erano presenti fior fior di sociologi americani oltre ai direttori di New York Times, Die Welt, e... La Repubblica.
Il dibattito inizia con un aplomb pazzesco, volano parolone tipo “technology revolution”, “public accountability”, “structural and behavioural regulation”, proprio un salottino accademico e gustoso. Ma c'è un outsider. È lui: Ezio Mauro.
Con un inglese un po' stentato, ma con quell'enfasi italica che stride col dibattere americano tipo Letterman's show, l'Ezio nazionale espone il suo punto di vista a partire dalla nostra anomalia. Parla di intolleranza del potere verso l'informazione, col primo che possiede la seconda, populismo moderno, politici che diventano idoli, opinione pubblica che è audience, la solita storia.
Quel che mi sconcerta non è tanto il suo italianissimo accento, ma la risposta della platea e degli altri invitati alla conferenza.
L'assemblea dei professoroni considera il caso italiano una “patologia da manuale” o una “lezione al contrario”.
Mentre il pubblico ride.
Ride degli scandali sessuali, di questo Primo Ministro che dice ai cittadini di informarsi solo guardando la tv, della posta italiana che è così lenta che tutti quanti si comprano il giornale in edicola, del conflitto d'interessi mai risolto.
Ezio Mauro cerca di proseguire nonostante l'ilarità generale e non ride, ma suda. Io anche. La conferenza si sta svolgendo in uno dei più antichi teatri di Vienna, il bellissimo Burgstheater, il che rende la situazione ancora più grottesca. Una commedia, una buffonata.
E mi dispiace di cuore dirvelo, ma su quel palco non c'era solo Ezio Mauro o il solito S.B., ma c'eravamo tutti noi. Derisi, considerati un'anomalia su cui non serve neanche spendere due parole, accademiche o politiche: basta farci una risata sopra. Chissenefrega dell'Italia, pensavano, ci andremo quando vogliamo un po' di arte e di pizza, magari.
Scusate il catastrofismo, lo so, vi pongo una questione che è forse la più difficile di tutte. Ma voglio le vostre idee, perché qui non è possibile sfogare questi sentimenti con nessuno, di fronte a me c'è solo un muro nordico, efficiente e trasparente, cavolo, vorrei una cena di politica, lacrime e risate.
Scriviamo un tema collettivo.

Dulcis in fundo, tornando indietro dalla conferenza ho acceso l'Ipod, e dopo due mesi Gaber è sbarcato a Vienna. Insieme a tutti quelli che “pensavano di poter essere vivi e felici solo se lo erano anche gli altri”.
Che fare quando torneremo?
Dopo due mesi sto capendo che la vita è grande... Ma il tricolore che ho in camera è ciò da cui tutto comincia e a cui tutto finisce.

A presto.

Veronica

mercoledì 10 novembre 2010

Bucarest vi presenta due generali

Bucarest mi provoca ogni giorno.
Provoca i miei pensieri, che difficilmente la sera riesco a riordinare. Ma oggi vi voglio scrivere di due generali che ho conosciuto tre settimane fa ad un incontro di una Ong italo-romena, dove faccio volontariato.
Oggi sono stato in periferia, nella penultima fermata della metro linea 1. L'appartamento di Alex ed Eugene è al piano terra di uno dei tanti ed orrendi blocchi che coprono le strade dal sole. Palazzi la cui funzione era quella di obbligare le persone a vivere in un'uguaglianza serva del potere.
Alex ed Eugene vivono al piano terra. Sono stato invitato per il pranzo, perchè Eugene è un bravissimo cuoco, dicono. Infatti la ciorba di trippa di maiale, la mamaliga (polenta con panna acida) e il pesce impanato non metteranno in dubbio l'abilità dello chef. Ha fatto un pranzo squisito, ed io sono dimagrito; la mia pancia infatti è rimasta lì perchè troppo pesante.
Con Alex ed Eugene c'era anche un altro ragazzo, un bambino che non ha avuto la possibilità di crescere, per colpa della malattia. Ha 23 anni e mi arriva al fianco, perchè è alto 1.55, per colpa della malattia. Ha sei dita in una mano, per colpa della malattia. E' fragile per colpa dell'AIDS.
Eugene ed Alex hanno 21 anni e sono ragazzi sieropositivi, abbandonati 21 anni fa in qualche ospedale di Bucarest. Accuditi negli ex terribili orfanotrofi del regime, e successivamente in istituti specializzati, questi bambini senza famiglia hanno subito una delle più grandi atrocità del regime comunista di Nicolae Ceausescu: sono stati vittima di sperimentazione negli ultimi anni del regime. Sperimentazioni che usavano gli orfanelli come cavie per trovare chi fra di loro possedesse gli anticorpi contro il virus HIV. Eh sì, gli orfani...ma io mi chiedo se ci sia un qualcuno che sia più ultimo di un orfano. La società non accetta mai tutti, ma dove può stare un bambino che non è accettato neppure dalla propria madre? Chi si prende la responsabilità di ricordarsi di un rifiutato dalla propria madre? Chi si è preso la responsailità? Il governo ha deciso per gli orfanotrofi. Ho sentito dei racconti orribili sugli orfanotrofi ma non sono in grado di portare argomenti sicuri, non posso parlare di questo.

La situazione degli orfanelli in Romania ha pesato sull'ingresso dello stato nell'UE. Si nega che le sperimentazioni siano continuate dopo la morte del dittatore, ma Alex ed Eugene sono solo due dei tantissimi bambini col sangue infetto. Pensate che negli anni '80 il 60% dei malati di AIDS d'Europa proveniva dalla Romania.
Una brutalità che ora pesa sulla pelle di Alex ed Eugene, due generali di 21 anni che vivono insieme in un appartamento sociale, con una pensione di 200 euro al mese. La casa è piccolina ed accogliente. La cucina è il regno di Eugene, super cuoco, estremamente attento, calmo in cucina, riservato e pacifico fuori. La sua camera è anche il salotto dove 4 ore ci hanno accompagnato nel nostro tour gastronomico di quest'oggi. La camera di Alex è bella, non proprio piccola. Ma Alex ha bisogno di spazio in quanto la sua vivacità, e la sua parlantina sono le armi più terribili di questo mitico ufficiale.
Lavorano entrambi come cassieri e si spaccano 8 ore al giorno per cinque giorni, portando a casa 200 euro al mese. Vorrebbero parlare l'inglese e l'italiano. Vorrebbero che gli accompagnassi spesso al teatro nazionale, vorrebbero, credo, conoscere tutto ciò che sarà loro necessario per cominciare una vita autonoma, nell'appartamento sociale, fuori dall'istituto. Hanno poi in mente svariati progetti per arredare la casa. Devono badare ad una cagnolina di nome Noce.
Vorrebbero avere una ragazza ma pensano che ci sia il diavolo nelle romene.
Ora hanno 21 anni e devono iniziare una vita. Il progetto di Fdp, ong italo-romena, è quello di affiancare ragazzi volontari a questi piccoli generali, proprio per costruire delle amicizie. Si esce, si va al cinema, al ristorante, nel centro commerciale. Mi hanno invitato a pranzo. Il progetto è perciò volto a costruire un'amicizia-supporto, niente di più semplice.
Perchè credo che anche un generale abbia bisogno di un bastone.

Ora devono partire per questa strada di Bucarest che si chiama vita. Ma non sapete che geni che sono! Sono così carichi, ottimisti, la loro voglia di vivere non ha confini! Quanto hanno riso oggi. E il bello è che qui a Bucarest Alex ed Eugene non sono gli unici ad avere un naso rosso e a sorridere. Vorrei raccontarvi di tutti gli altri.
A Bucarest ho conosciuto molte strade, con indirizzi di diversi nomi. Vi racconterò, farò un nuovo blog per questo.
Ma le strade dei ragazzi di Bucarest sono sotto il sorriso del sole. E' vero...hanno in comune l'ombra del male, ma è un ombra che pesa sul loro passato. Gli indirizzi dei bucuresi sono svariati. La strada dei ragazzi di questa città è una sola e si chiama Vita che deve cominciare. Deve cominciare ora, perchè a 20 anni si comincia sul serio, perchè a 20 ci si sfrega veramente le mani.

Sono generali, perchè vivono autonomamente mettendo in comune le forze di quattro braccia magre, ma agili e veloci. Sono generali perchè il loro distintivo non è una stella a punte, ma un sorriso permanente.

Sono generali perchè hanno lottato a mani nude, senza, credo, l'arma più efficace che un bambino che diventa uomo può avere: una mamma ed un papà.

Sono generali perchè hanno l'arma più importante, senza la quale un uomo non potrebbe fare altro che piangere: la fiducia in una delle scommesse più difficili della vita. La vita stessa.

In bocca al lupo Alex
In bocca al lupo Eugene

Lollo

venerdì 22 ottobre 2010

Un paese ci vuole,ma una città è meglio...

Salve miei carissimi..
come al solito mi ritrovo ad essere parte,mio malgrado, solo virtuale dei vostri simposi di vino,politica,vita,progetti...ma quest'anno(o quanto meno questo semestre),siamo tutti un pò sparsi per l'Europa,pertanto soffrirò meno l'isolamento.
Già..l'isolamento...per la felicità dell'idealista ed ottimista per antonomasia,lo Scalchi nazionale,sono uscita dalla situazione che più d'ogni altra è stata ragione delle mie lamentele nelle nostre chicchierate.
I tempi di adattamento sono solo più estesi in una grande città(o forse il problema ero semplicemente io e la grande città non c'entrava nulla),ma non è detto che non ci si possa svegliare dal letargo,per quanto lungo questo sia stato,no?
Quindi eccomi,al mio terzo anno di vita milanese con tanti progetti in via di realizzazione:politici,di vita,di felicità.
Non è semplice,ma non lo è per nessuno di noi.
Credo che questo significhi veramente crescere:trasformare la realtà che ci sta intorno.O meglio,trasformare la nostra visione della realtà circostante,adattarla,plasmarla con piccole fatiche quotidiane.
Trovarsi e sentirsi a casa in un posto dove fino al giorno prima ci si sentiva stranieri,scoprire di essere legati a quei luoghi che ci hanno provocato tanta sofferenza,frustrazione,forse,ma che ci hanno consentito di guardare oltre,di imparare da noi stessi che non si può rimanere aggrappati ad un'idea che non ci appartiene più.
Ecco,la cosa più difficile per me è stato accettarmi nel mio cambiamento,accettare e non rigettare quella nuova maniera di vedere la vita che si andava insinuando dentro di me,che io vivevo come un tradimento della "vera me",ma che stava semplicemente significando "crescere".
Crescere,ed elaborare quanto di nuovo vissuto,le nuove facce,le nuove esperienze,tutti i calci in culo di cui la vita troppo spesso è prodiga e capire che non c'è coerenza più grande e profonda di quello che ci appare come un tradimento,perchè si può rimanere generali,ma si possono cambiare ed affinare le armi con la conoscenza.
E rimanere legati alla vecchia maniera di combattere non si chiama coerenza,ma stupidità.
Beh..perdonate il tono molto poco professionale e la scarsa profondità dei contenuti.
Ma la leggerezza nel dirvi che sono contenta di avervi inocontrato in questo tratto di strada è qualcosa che ci dovevo.
Perchè siamo dei generali di vent'anni..e
"a vent'anni s'è stupidi davvero,quante balle si ha in testa a quell'età"-
ps:ma adesso che io vado per i 22 e voi siete tutti abbondantemente 21enni...il titolo rimane una licenza poetica?o siamo di quella categoria che siccome è "giovane dentro" rimane sempre ventenne?(io opto per la seconda)
vi saluto e vi abbraccio,
tutti.
In qualsiasi angolo d'Europa voi siate spero vi giunga il mio sorriso arcuato.
Ambra..(solo per stavolta...dalla prossima tornerà la più professionale Elettra ;-) )

lunedì 18 ottobre 2010

Rette parallele

Prendo la palla al balzo, signori miei.
Eh sì, perché mi sa tanto che in questi giorni a ognuno di voi – tutti quelli che Lollo ha nominato – fischiavano le orecchie. Sì, parecchio, e la causa ero io!
Qui la chiamano “crisi post-un-mese-di-Erasmus”, sentimento comune a molte persone che calcano le scene di questo nuovo palcoscenico in cui mi muovo, ma io non la chiamerei proprio crisi. È però una sensazione strana, direi positiva, che mi prende appena riemergo da questo vortice che è Vienna, e mi fa pensare a voi, alle parole tra noi e alla vita che le percorre.
Ora per qualche mese sarà diverso: tante domande mi riempiono la testa in questa città, ma quando voglio condividerle certo non posso tirare un sasso alla vostra finestra, Lollo e Fra, non posso mandarti un sms per ricevere una tua risposta perfetta (e sgrammaticata!), Luci, non posso suonare il campanello di casa Ubik, Vale, né sprofondare nel tuo divano, Silvia.
Mi pongo nuove domande, incrocio nuovi sguardi (e Lollo, credimi, qui il mio occhio barcolla ben poco) e cerco qualche risposta con calma, senza fretta, senza il vino del Collio, senza incrociare i vostri occhi a tavola e senza il nostro straordinario ping pong di parole.
Apro una porticina alla volta, su innumerevoli mondi paralleli: lo studentato in cui vivo, quel labirinto austroungarico che è l'università di Vienna, i volti della metro, la Histomun che inizia proprio tra un'ora. Infatti ora devo uscire. Ma prima volevo dirvi questo al volo, di getto, dirvi che ci sono, dirvi che in questi mesi ognuno – sì, ognuno di noi – sta facendo un viaggio suo, ma che in fondo lo stiamo facendo insieme. E sapete: qui vivo con una ragazza che studia ingegneria civile, una splendida persona che vi farò conoscere. E proprio ieri lei mi ha ricordato che in matematica le rette parallele si incontrano all'infinito.
Ora mi tuffo nel mondo, e se su questo blog si ricomincia, sappiate che io ci sono. Sempre
Vi abbraccio forte

Veronica

Energia elastica

Amici miei!
Che cosa, siamo diventati muti? Le nostre parole, i nostri pensieri?
Non siamo mica vegetali!

Mi riferisco a tutti noi, a tutte le persone che hanno scritto, commentato, letto, ammirato e criticato il nostro blog, a tutti; a tutte quelle bottiglie di vino consumate parlando e discutendo di idee, pensieri che sembravano più grandi di noi, ma che erano all’ordine del giorno nella realtà goriziana, e in questo blog!
Ma porco demonio ragazzi che fine abbiamo fatto? Come mai l’ultimo intervento è stato scritto il 28 maggio? il 28 maggio!!! Ho bisogno di sentirvi, di poter partecipare ad una discussione, o alla semplice condivisione di un pensiero semplice, di una canzone o di una cazzata. Il signor Vino certo, ora non aiuta, ora non ci tira più fuori le parole di bocca perché, non so nelle altri parte della Union Europenne, ma qui in Romania il vino non è buono. La democratica Gorizia? Eh la democratica Gorizia si è fermata per alcuni mesi, aspettando il ritorno di molti democratici, di nuovo a tavola insieme. Ma allora? Abbiamo tante cose da raccontarci e sarebbe un’opportunità persa fermare il grande fiume di prima per tutta la durata del periodo in cui siamo lontani. Un’opportunità persa perché è proprio la diversità dei posti in cui viviamo che può riavvicinarci, nel momento in cui saremo di nuovo insieme, nella realtà e nella “virtualità” di internet.
Allora basta questo silenzio, entriamo di nuovo tutti assieme in questo appartamento virtuale. Sediamoci attorno a questa tavola rotonda, la vedete? Ma sì eccola, con tante sedie, infinite sedie. Con il signor Vino, tanto vino, ma quello buono del Collio, mica quello romeno (e non si offendano i romeni che ci stanno seguendo), con le nostre pastasciutte salsiccia e panna, o le classiche al tonno come fanno gli scout. Poi io vorrei sapere che fine ha fatto Enzo Riccio! Enzo, ma non eri tu quello che dal nulla veniva sempre fuori con un: “Ma ditemi ragazzi, voi che ne pensate di…”; e poi via 3-4-5-6-7 mila minuti e ore, sempre su quel tavolo, anche se Vale sbadiglia e tenta, sotto le minacce malefiche del resto dei matti, di andarsene a casa; o di Lollo, che,in quelle rarissime volte (vorrei colorare rarissime per evidenziare il fatto che veramente erano rarissime, ma non lo faccio perché sono umile) in cui doveva studiare, veniva forzatamente ed illegalmente (contro i naturali diritti dell’uomo e dei soggetti di diritto) preso di peso trattenuto e inchiodato su quella sedia, dai sicari-bravi Enzo e Meo, che eseguivano gli ordini di colei che giudicava, ed infine condannava. La faccia di Lucia emetteva sentenze, e il coro poetico degli altri intonava il fatale inno con solennità: “Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: / essamina le colpe ne l'intrata; / giudica e manda secondo ch'avvinghia”. Porco cane Meo, quei risotti erano buoni sì ma…avvelenati di tanta follia, di tanta allegria, che ancora poco e ci rimanevamo secchi. E poi Fede, che decretava la prova per chi era un “picciriddu”, e doveva essere iniziato alla Setta: una domanda fatale, un indovinello di Edipo: “Ma quali sono le tue letture?”. Ebbene, se il povero Cristo rispondeva ddsefkrinxsa allora sì, aveva l’autorizzazione a sedersi nella tavola rotonda. Quindi Vero! I tuoi occhi Vero erano il segno dell’incantesimo: nel momento in cui uno dei due, il sinistro, comincia a chiudersi, allora la pozione etilica è buona. Dove sono finiti i tuoi occhi ora? Io qui non vedo niente dal 28 maggio! Silvi Pier, Bendetta XVI, i tuoi fedeli sono straziati! Dove sei, ok che hai scritto tu l’ultimo post ma…dove sei pure tu? Ti aspettiamo ogni giorno alle una in piazza, aspettando l’Angelus e quindi una tua uscita dalla finestra, con quel tuo mento battezzato, rivolto verso l’alto, che annuisce importantemente. Poi Ambra, mica devo aspettare il prossimo campo di Libera per parlarti vero? Ambra, ora avrei molte cose da raccontarti perché Bucarest, in certe cose, mi sembra un po’ Milano ma…dove sei pure tu? Poi tu Catta, che hai passato una notte intera a rispondere al post di Enzo, e…aspettate: prima si era stampata il post, poi aveva preso cinque evidenziatori di colore diverso, aveva cominciato a sottolineare le parole che non conosceva, e, a controllarle sul vocabolario…alla fine, senza sapere che se non salvi file e spegni il computer tutto si perde, un vento infernale (la mandante è sempre Lucia) cancellò senza pudore il suo scritto word-work. E poi tutti gli altri che hanno lasciato un ricordo di loro qui dentro: Rodo, Franci, Gio, Cap anche voi! Ci sono delle persone nuove, forse anche di altri paesi che vorrebbero scrivere.

Io aspetto un vostro segno. Se mi dite che possiamo continuare, allora si inizia! Cose da scrivere nel prossimo post non mancheranno, ve lo prometto! Ma prima aspetto voi, scriverò non in un blog morto.

Ragazzi a presto, c’è un elastico in noi che ora è stato tirato da tante nostre esperienze fatte autonomamente. L’elastico piano piano si deve liberare di quell’energia potente, potentissima!
Di quell’energia che si chiama parola, unica arma lecita nelle battaglie dei generali.

Il vostro Lollo